martedì 28 luglio 2009

Negozi aperti ad agosto a Milano riflessione!

Così, una riflessione. Prima vi appiccio la notizia qui sotto, poi provo ad immedesimarmi in un negoziante che rimane aperto anche nel mese di agosto. E allora andiamo con la notizia.

Il garzone di bottega que­st’estate lo paga il Comune. Centoventi studenti universi­tari, rigorosamente under 25, per sostituire i dipendenti partiti per le ferie. Busta paga e contributi a carico di Palaz­zo Marino. Ad agosto, spazio ai giova­ni in negozio. Il voucher lavo­ro, uno stanziamento per 120 mila euro, arriverà in giunta oggi. I contenuti di massima li ha anticipati ieri l’assessore alle Attività produttive, Gio­vanni Terzi. In pratica Palaz­zo Marino finanzierà i buoni a fondo perduto istituiti dal ministero del Lavoro e acqui­stati dai commercianti diret­tamente dall'Inps e il Comu­ne. «Una misura importante per la formazione dei ragazzi — dice Terzi — e per contri­buire a rafforzare il tessuto so­ciale. Oltre che per dare un ul­teriore incentivo ai commer­cianti perché tengano aperto ad agosto». Il bonus lavoro, dunque. L’«aiutino» ai commercianti in tempo di crisi. Che non ri­marrà isolato. Perché i contri­buti comunali arriveranno an­che agli esercenti che non ab­basseranno la claire nelle due settimane centrali del mese. Dai mille ai cinquemila euro: il bonus arriverà sotto forma di contributo economico a fa­vore delle ristrutturazioni dei negozi. Soldi per metà a fon­do perduto e per metà da re­stituire a tasso superagevola­to.
Bene. Avete letto? Ok, ora proviamo a ragionarci su. Il negoziante, mi dicono, ma non ci sono prove certe, è un essere umano. Sì, proprio di quelli che mangiano, bevono, respirano, parlano e si muovono. Ragionano anche. Incredibile. Io nella vita faccio il giornalista, ma con le dovute precauzioni in stile Area 51 proverò ad immedesimarmi in questa particolare specie umana.

Mi sono fatto il culo tutto l'anno. Sono stanco. E a dirla tutta non è stata un'annata d'oro, tra vendite in calo e simpatiche banche con le quali fare i conti. Ho voglio di sentire le chiappette fresche immerse nell'acqua, ho voglia di lasciar da parte per almeno tre settimane i problemi e magari, chissà, godermi anche la mia famiglia. Perchè mai dovrei essere diverso da un qualunque impiegato di una qualunque azienda milanese che chiude i battenti. Ah, sì, dimenticavo, io offro un pubblico servizio. E' vero, ma come mai il Comune in tutti questi anni non ha fatto ciò che era in suo potere: far turna­re obbligatoriamente in ago­sto alimentari, bar e ristoran­ti, garantendo almeno un 25% di aperture. Evidentemente non era così importante.

E poi cosa dovrei fare? Rimanere aperto in agosto per poi chiudere, ad esempio, a settembre. Così, tanto per perdere un po' di guadagni proprio quando tutti sono a Milano? Perchè non dovrei far coincidere il calo delle vendite con l'aumento del mio ozio marino?

Sono belli questi incentivi che pesano sulle tasche dei contribuenti. Proprio belli. Oltretutto non vedo l'ora di avere un brufoloso ventenne senza esperienza al quale stare dietro per un bel mesetto aumentando il mio sano stress.

La verità è che se rimango a Milano anche in agosto, io negoziante, è perchè gli affari non sono andati bene nel corso dell'anno e non ho soldi per godermi il mare. Oppure i bassi guadagni di agosto mi servono per poter mangiare a settembre. Ben vengano gli incentivi, magari non a spese dei contribuenti, ma una volta per tutte mi chiedo: la vacanza per un commerciante è un optional? E soprattutto, perchè mai i milanesi devono incazzarsi tutte le volte che ad agosto trovano un negozio chiuso? Pensate piuttosto a tutti i giorni dell'anno in cui quel negozietto è rimasto aperto: sì, proprio mentre anche voi stavate lavorando. Pensate poi alla vostra bella settimana al mare. Guardatevi l'abbronzatura e datevi una risposta.

Risposta arrivata? Bene, allora fate quello che avete sempre fatto contribuendo alla morte di tanti negozi: prendete la macchina e andate in un centro commerciale.

Bene, questo è un penisero di un blogger che si è immedesimato in un negoziante. Ora tocca ai veri negozianti, a quegli umanoidi lì che pretendono anche le vacanze. Fatemi sapere se sono riuscito ad immedesimarmi, oppure no.

tratto da : http://milano.blogosfere.it/2009/07/il-comune-paga-i-negozi-aperti-in-agosto-wow-ma-perche-mai-dovrei-tenere-aperto.html

Chissà se potrò ancora resistere - videocrisi 3

sabato 25 luglio 2009

Tabaccaio in crisi si toglie la vita

Associazioni, partiti, molti politici ma anche tanti cittadini hanno voluto testimoniare ieri sera con una fiaccolata, la loro solidarietà alla famiglia di Andrea Sannicandro, il tabaccaio di viale Monza 9, che si è suicidato, strangolato dagli usurai.Erano circa 300 in strada, da viale Monza fino a Porta Venezia. Tra loro anche il vicesindaco Riccardo De Corato, l’assessore regionale alla Sicurezza Stefano Maullu, Antonello Patta, leader di Rifondazione Comunista in Provincia, Giorgio Montingelli, consigliere dell’Unione del Commercio, e Paolo Uguccioni, presidente del Comitato Venezia-Buenos Aires.Sannicandro era in difficoltà economica da un paio d’anni e la crisi economica lo avevano messo con le spalle al muro. Ha provato a ottenere dilazioni dalle banche, che per tutta risposta hanno subito mandato in protesto i suoi effetti, spedendole dritto nelle braccia degli strozzini.
Dopo aver aperto come tutte le mattine il suo “Bar Loreto Uno”, nella zona Nord della città, si è recato in cantina, ha scritto quattro lettere e si è legato una corda attorno al collo ponendo fine alla propria vita; Prima di suicidarsi ha voluto lasciare una lunga lettera in cui faceva nomi e cognomi di chi lo voleva strozzare.Di uno, in particolare: un imprenditore 34enne bresciano, le cui generalità non sono ancora state diffuse, ha lasciato scritto “Quell’uomo mi ha rovinato la vita, prendetelo”.Si tratta del titolare di una finanziaria di Brescia - il cui nome gli inquirenti hanno deciso, per ora, di non divulgare - che avrebbe prestato circa trentamila euro a Scannicandro, finito con l’acqua alla gola per colpa della crisi economica, salvo poi pretendere dal commerciante dei tassi di interesse da usura. Se le circostanze descritte da Scannicandro venissero confermate dalle indagini dei carabinieri, ci si troverebbe dunque di fronte ad un fenomeno nuovo, nel quale la figura del semplice usuraio può celarsi dietro le agenzie di prestito che riempiono con i loro annunci e le loro pubblicità intere pagine dei giornali free press.Il bar di Sannicandro era celebre all’epoca d’oro di Mora e Fabrizio Corona, era frequentato dal sottobosco di veline e presunti vip che luccicava nello stardom grazie ai maneggi della LM Management.Dopo la sua morte, il fratello Arcangelo ha accusato esplicitamente oltre alle banche, anche le istituzioni, per non aver creato una rete di protezione attorno ai piccoli imprenditori in difficoltà. «Non c’è sottovalutazione del fenomeno dell’usura - detto il prefetto Gian Valerio Lombardi - anzi c’è grande attenzione e comunque sull’episodio specifico la dinamica è ancora da chiarire».«Il Comune ha intenzione di costituirsi parte civile per questa triste vicenda - rivela il vicesindaco De Corato -. Parlerò con l’avvocatura, l’idea è che fatti come quello di Andrea creano un danno d’immagine alla città. È importante poi che commercianti e semplici cittadini portino a galla i casi denunciandoli al numero verde messo a disposizione dal Comune, l’800667733, cui risponde il centro di sostegno delle vittime di violenza e reato e per la mediazione sociale e penale che ha sede in via de Calboli e ha aperto sportelli in tutti i nove consigli di Zona. Un centro costituito da un pool di esperti convenzionato con l’assessorato alla Sicurezza».

tratto da:
http://www.blogmilano.it/blog/2009/07/23/usura-fiaccolata-per-il-tabaccaio-suicida/

Un mio commento è troppo tardi pensarci dopo o fare fiaccolate mediatiche propagandistiche di politici a noi piccoli nessuno ci aiuta gli interventi devono avvenire prima guardate ciò che sta accadendo a me vi sembra logico di una società civile democratica ?

lunedì 20 luglio 2009

Congruo o non congruo?

Un'azienda su tre non congrua con gli studi di settore
Secondo la GGIA di Messtre un'impresa su tre rischia di non essere congrua con i requisiti fissati dagli studi di settore, e dovrà pagare al fisco una cifra sproporzionata.
Redazione ChannelCity

Pubblicato il: 19/07/2009 nella categoria News.


Secondo le stime della CGIA di Mestre (Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre) su circa 3.700.000 partite Iva che sono interessate dagli studi di settore, circa 1milione e 200 mila attività non risultano essere in linea con le pretese del fisco. La CGIA di Mestre fa notare che per l'anno di imposta 2007 i non congrui e non adeguati erano circa uno su 4, precisamente il 26,3% contro il 33,5% che si ipotizza si registrerà nel 2008.
"E' il frutto della congiuntura in atto - afferma Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre - le stime che abbiamo elaborato per l'anno di imposta 2008 evidenziano che molti operatori economici hanno subito ripercussioni economiche negative e nonostante le modifiche, gli accorgimenti e i correttivi anti crisi introdotti negli ultimi mesi dall'Amministrazione finanziaria, questo strumento non è ancora in grado di fotografare con obbiettività la situazione economica che grava sul Paese. Con la conseguenza che a molti autonomi si chiede di pagare di più rispetto l'anno scorso su incassi presunti che non corrispondono alla realta".
Per il 2009 l'Agenzia delle Entrate ha segnalato come gli studi di settore siano solo uno dei parametri su cui si baserà il lavoro di accertamento fiscale. Se prima, infatti, la non congruità poteva potenzialmente far scattare un accertamento con adesione da parte del fisco, oggi il non adeguamento non lo avvia più con certezza.
Nel caso il contenzioso finisca presso la Commissione tributaria dovrà essere l'Agenzia delle Entrate, e non più' il contribuente, a dover dimostrare l'esistenza di maggiori ricavi non dichiarati.
"Per questo stiamo invitando tutti coloro che sono vittime della crisi a non adeguarsi a quegli studi di settore che hanno pretese non giustificabili dopo il peggioramento del quadro economico avvenuto nell'ultimo anno", conclude il segretario della CGIA di Mestre.


http://www.channelcity.it/news/7639/un-azienda-su-tre-non-congrua-con-gli-studi-di-settore.html

sabato 18 luglio 2009

Banca novela 5

Allora credo che la mia surroga sia impossibile ora che ho interpellato la 30 banca ho capito che se anche la legge bersani lo preveda per 20.000 euro le banche considerano l'importo troppo basso e per loro , (anche se la legge prevede per noi senza costi) loro li hanno pertanto come si dice da alcune parti ...... ciccia le speranze si spengono ora si profila il fallimento , salvo un miracolo alla faccia di chi dice aiuteremo i piu deboli e non li lasceremo soli ho scritto a Bersani e Tremonti ma manco mi hanno ............

venerdì 17 luglio 2009

Banca Novela N°4

Mentre io cerco di surrogare il mio mutuo e diminuire le spese la banca ove ho il conto mi ha applicato una spesa per rinnovo fido di circa 250 euro che di solito mi applicavano in febbraio ma concordato a 120 euro ora mi domando e dico allora lo fanno a posta più dimostri di essere in difficoltà e piu cercano di fotterti ?
credo che siamo al disatro definiotivo e poi proprio nel mese di Luglio il peggiore per noi piccole ditte!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

giovedì 9 luglio 2009

da leggere

All’ ATTENZIONE dei rappresentanti dell’ Unione artigiani piccola impresa edell’ ASCOM e di tutte le associazioni interessate, ai colleghi Artigiani e commercianti..A tutte le impreseAi Cittadini… sul territorio

Vogliamo far sentir la nostra voce affinché il governo e tutte le parti in causa prendano in seria considerazione la gravità della situazione in cui le Aziende versano, che necessita di provvedimenti immediati che permettano di continuare a svolgere le nostre attività senza dover chiudere.I problemi del lavoro devono essere messi al primo posto , la disoccupazione ha raggiunto livelli preoccupanti e le imprese sono soffocate dalla miriade di regolamenti, burocrazie costi, che opprimono la produzione, e la voglia di sviluppare.Crediamo che in questo momento non si possa più aspettare e si debba in modo sostanziale modificare il carico fiscale, la burocratizzazione delle imprese , i vincoli assai rigidi che impediscono l’apertura, l’espansione e la sopravvivenza di tutte quelle micro e medie entità territoriali diversificate, che da sempre sostengono l’Economia Italiana, dando lavoro a milioni di persone ,che da troppo tempo sono dimenticate e poco considerate, discriminatepur essendo l’ossatura e la forza reale numerica che sostiene il Paesein questo momento di crisi.
Crediamo sia necessario intervenire rapidamente sulla stagnazione delle assunzioni in seguito al Costo del Lavoro particolarmente alto, sia per le Imprese che per i dipendenti. “retribuzioni particolarmente appesantite dalla tassazione, non aiutano la ripresa e le famiglie ”Risolte e miglioratele questioni dell’apprendistato e dei contratti in genere, che obbligano a corsi spesso inutili e piuttosto prolungati, con un costo per l’azienda oneroso che non li qualifica in modo concreto.In questi anni si sono viste lievitare le spese assurde , vincoli e tasse spese e burocrazie che non possono più essere tollerate.

Vediamo in questo periodo datori di lavoro che chiedono prestiti in banca per pagare l’INPS e L’Iva IRPEF CON BILANCI IN PERDITA sono particolarmente sofferenti non solo per la crisi, ma propriamente per l’elevato carico fiscale e un sistema strutturale deficitario lontano dai veri bisogni di un economia profondamente cambiata, che non può più sostenere il peso dell’ ineguatezza del sistema attuale, concentrato quasi esclusivamente sulle grandi entità e poco propenso ad aiutare chi ha voglia di fare.
In seguito al calo della domanda vediamo molte aziende che pur avendo buone previsioni di lavoro si vedono impossibilitate a confermare dipendenti a tempo determinato per non sfondare con le spese , e dagli studi di settore che comprimono dentro un segmento ridotto in presunte cifre ipotetiche la produzione, aziende che si preparano a licenziare anche gli assunti a tempo indeterminato.( le spese superano le entrate) = FALLIMENTO SOCIALEIMPRESA =DIPENDENTI=LAVORO=BENESSERE DEL TERRITORIOUno stato da troppo tempo ormai divenuto SOCIO dell’ Azienda influisce con il suo carico fiscaleper oltre il cinquanta per cento e chiede di pagare senza contribuire effettivamente non partecipa nelle fatiche , ma prende in continuazione senza dare in cambio servizi adeguati, semplificazionivedi la malattia ” dobbiamo farci un’ assicurazione privata pur pagandone una pubblica,o per le donne la maternità UNA VERGOGNA, parliamo di agevolare il lavoro femminile, il figlio di una donna che fa impresa è diverso da un altro? Ha un parto diverso? Vale meno?IL COSTO DEL LAVORO
1 Credito alle imprese, difficoltoso e inaccessibile per molte aziendeche accusano seri problemi con le banche e rischiano di fallire .Non è assolutamente vero che si riesce ad accedere al credito2 Costi elevati ad assumere personale, l’ assistenza previdenziale sanitaria per i dipendenti e per le imprese è troppo alta “anche rispetto ai servizi”e questo è un problema per cui molte aziende preferiscono non ampliare o delocalizzare o sono costrette a chiudere3 Contratti di lavoro l’apprendistato, problemi con i corsi prolungati distanti e costosi faticheranno i giovani a trovar lavoro(aumentati le spese per le assunzioni anche per questi contratti)
 par time nessuno assume le donne poiché il contratto non è conveniente anzi discriminante ( non troveranno lavoro) tempo indeterminato impossibile da attuare anche in questo caso troppo costosocontratti a tempo determinato per gli stagionali, impossibile assumere più volte lo stesso dipendente “abbigliamento parrucchiere estetiste edilizia autotrasporti ecc”
4 Studi di settore non conformi al momento economico.UN SISTEMA FISCALE BASATO SUGLI STUDI DI SETTORE CHE NON TIENE CONTO DI COSA SI PRODUCE, DI DOVE, DELLA QUALITA’ E DEL MOMENTO ECONOMICO E’ COSTRINGE AZIENDE A NON AMPLIARE LA PRODUTTIVITA’E FA RIMANERE PICCOLI A CHI VUOLE AMPLIARE5 UN COSTO DELL ENERGIA TROPPO ELEVATO CAUSA IMPOSTECHE FA LIEVITARE I PREZZI SU QUALSIASI COSAVEDI L’IMPOSSIBILITA’ DI DETRARRE DEL TUTTO LE SPESE AUTOMEZZI BENZINE, PANNELLI SOLARI, D’INNOVARE PER ESSERE COMPETITIVI E RIMANERE SU MERCATO6 Recupero crediti dello stato inesistente (vedi l’America) Anni per avere a livello giudiziario una sentenza E INTANTO LA DITTA FALLISCE E MANDA A CASA GENTE poiché NON HA LIQUIDITA’Lo stato dovrebbe provvedere sveltendo i processi facendo in modo di poter recuperare i crediti in modo velocevisto che chiede di pagare L’ IVA su materialie lavoro anche quando non sia stata pagata una fattura (privati) vista la lentezza delle cause giudiziarie.

ELENCO SPESE

Costi per l’apertura dell’ attività , camera di commercio, richieste, concessioni, cartaceo burocrazia “vedi un ragazzo che volesse aprire un snack bar ” i vincoli sono tantissimi, vi sono normative esigentissime e costosissime di certo preferisce stare in disoccupazione…esami REC contro esami ec ec tutto così complicato, per due patatine e quattro wurstel la normativa prevede una cucina da gran chef..E questo anche per gli altri settori
I costi: sono riferiti a una ditta piccola con poche unità quindi è un calcolo proporzionale anche piuttosto incompleto e relativo ai dipendenti quindi: + dipendenti + costi.Dovrebbe essere più dipendenti più guadagni invece realmente ora non è così
 ¬Corsi obbligatori di formazione per titolari d’impresa che assumono la funzione di responsabili servizio prevenzione e protezione 200 euro +IVA documento valutazione dei rischi euro 250 euro + IVA Pronto soccorso 175 euro + IVA Antincendio 150 euro + IVA
 Costi per la formazione dipendenti apprendisti obbligatorio “un mese e mezzo d’assenza all’anno” per alcuni settori: 1000 euro e forse più senza calcolare le trasferte anche, che sono previsti anche per chi ha il diploma.
 Costi per la formazione concreta che l’azienda fa” vista la carenza di quella obbligatoria” da 2000 euro di base in su crescendo.
 Costi burocratici cartacei per le contabilità, registri documenti, tenuta conti. Buste Paghe, conformità varie dai 3000 euro in su.
 Costi di un’ Iva sul lavoro sulla manodopera che non viene recuperata(Iva credito e debito) che non ritorna indietro, applicata a tutte le attività artigianalie commerciali
 Costi per le mancate giornate d’assenza del titolare della piccola impresa svolti durante le ore di lavoro Non quantificabile ” non ci vogliamo pensare” altrimenti c’arrabbiamo. Corsi per altri corsi obbligatori di aziende con + di quindici dipendenti. Altri costi Corsi Vari.


CHIEDIAMO:che vengano sensibilmente rivisti contributi assistenziali e previdenziali sia per i dipendenti che per noi stessi, chiediamo agevolazioni immediate per chi assume, e per chi mantiene il personale.
Di rivedere immediatamente il sistema fiscale in genere, iniquo, oppressivo,lento, disordinato, in particolare GLI STUDI DI SETTORE, basati su calcoli ipotetici e non realiche non tiene conto di dove, di come,e della qualità che si produce.
Chiediamo vengano spostati immediatamente i pagamenti di IVA al momentodell’ incasso, e non anticipati come avviene ora. Vista la mancanza di liquidità gravein cui versano le aziende.Dilazionati e abbassati IRAP ,IRPEF, IVA E TASSAZIONI VARIE.
Riviste allentate Tasse su Energia, gas, gasolio e benzine che fanno lievitare i prezzi.
Inoltre che venga presa al vaglio la possibilità concreta per le aziende di agevolazioni per l’acquisto d’immobili , mobili auto automezzi e macchinari da adibire alle attività commerciali e artigianali che non sia com’ è tutt’ora fiscalmente penalizzantee impossibile da attuare (immobili) a causa delle plusvalenze
Chiediamo che venga presa in considerazione nelle ditte al di sotto dei quindici addetti dove il rischio di sicurezza sul lavoro sia minoredi essere esentati da alcuni corsi, o abbassate sensibilmente le ore , e che le stesse vengano svolte non durante l’orario di lavoro,e a quelle dove il rischio sia fortemente elevato siano diminuiti i prezzi e i costi e i corsi svolti nel territorio.
Che si inizi perlomeno a sistemare i problemi della giustizia lenta e del recupero crediti, (dell’ IVA ANTICIPATA (PRIVATI….)
Che vengano notevolmente abbassate spese di SIAE (musica) DA POCO AUMENTATE NUOVAMENTE NEL SILENZIO ASSOLUTO
Che vengano rivisti i canoni d’abbonamento Radio Televisivi, per i ristoranti gli alberghi i bar e affini…
Che si ritorni al vecchio sistema delle visite e tolti i corsi per la manipolazione all’uso di Alimenti e Bevande, per ritornare a come si faceva una volta, le Aziende provvederanno a mettersi a norma sulle basi delle normative quando messi a conoscenza dei regolamenti previsti .Tolti tutti quei corsi non indispensabili, e qualora servisse farli, che venga valutato con attenzione in base alle aziende, al lavoro svolto, e non con leggerezza COME AVVIENE ADESSO ,differenziando con precisione.SEMPLIFICHIAMO.
ICI sul commerciale altissimo.I negozi, magazzini artigianali, fabbriche, non possono permettersi queste cifre così alte in questo momento.NON CE LA FANNO A PAGARESE NON FACCIAMO QUALCOSA CHIUDERANNOE SARA’ UNA PERDITA IMMENSA PER IL TERRITORIO
TASSE SUL MAGAZZINO (la merce ferma non produce reddito finchè non la vendo) per cui è giusto pagare all’ erario quando l’ho venduta ….Sono inoltre da rivedere le modalità da introdurre per migliorare le regole sul commercio e la vendita.Il made in Italy favorito.Garantire e Agevolare le Aziende che producono in Italia sul territorio e che sul territorio sviluppano e mantengono posti di lavoro.Chiediamo che vi sia chiarezza e serietà del legislatore troppe norme poco chiare econtraddittorie che cambiano in continuazione creando caos e disordine.Esistono tutt’ ora dei metodi di razionalizzazione del cartaceo usando il pcChe vi sia semplificazione meno fogli più chiarezza e meno ripetizioniMeno costi per la contabilità.
Chiediamo venga data la possibilità alle aziende famigliari DI POTER AVVALERSI OCCASIONALMENTE, NELL’ATTIVITA’ D’IMPRESA, DELLA COLLABORAZIONE DI UN FAMILIARE SENZA DOVERLO ASSICURARE e che vengano agevolate le spese assicurative dei famigliari compartecipanti, come avveniva una volta.
Chiediamo che i passaggi d’impresa , negozi attività commerciali artigianali, ceduti a famigliari siano gratuiti, visto che l’azienda di famiglia è un bene gia sottoposto fortemente a tassazione nel corso di una vita lavorativa, sudato di fatiche con il duro lavoro.Che vengano applicate immediatamente per le micro imprese detassazioni e semplificazioni burocratiche.
Rivista la questione plusvalenze, a chiusura attività.

www.laradebernardin.it

ASSOCIAZIONE “insieme cambiamo le cose” per lo sviluppo del lavoro dell’ impresa del territorio.”

martedì 7 luglio 2009

Altro articolo interessante

Imprese che resistono
Paolo Preti lunedì 6 luglio 2009

In effetti pensare a degli imprenditori in corteo, come è successo a Torino lo scorso martedì e come potrebbe capitare ancora a Roma martedì prossimo, non è la prima cosa che venga in mente riflettendo su queste persone abituate a rischiare ogni giorno energie, capitali e “faccia”. Quella del comitato “Imprese che resistono”, una sorta di chiamata alle armi partita dal basso, è una manifestazione che segnala la difficoltà del momento per tante aziende di piccola e piccolissima dimensione. Certo per queste aziende con grandi polmoni, ma senza voce va fatto molto di più da parte di tutti. E tuttavia vorrei usare questo spazio per abbozzare tre riflessioni che la notizia mi suscita.

La prima riguarda il luogo dell’epifania degli “Invisibili”, come sono stati subito battezzati: la Torino della Fiat e dei suoi terzisti. Chi c’era dice che molti manifestanti provenivano da lì: è logico dunque imputare le loro difficoltà anche al comportamento della grande impresa che fino a che le cose vanno bene ingrassa sulle spalle dei terzisti tranne scaricarli al primo vento contrario. Che differenza di comportamento rispetto all’attenzione normalmente dedicata dalle piccole imprese ai propri fornitori con i quali i primi tendono a fare rete nella consapevolezza che la loro fortuna è inscindibilmente legata ai risultati dei secondi.

Occorre però subito aggiungere che si trova particolarmente a mal partito soprattutto quel terzista che sui risultati positivi maturati con la grande impresa si è seduto non ricercando e realizzando differenziazioni di clientela, nella fattispecie per esempio in Germania, o addirittura una discesa diretta al mercato con propri prodotti o servizi. E qui scatta una seconda notazione: la crisi c’è per tutti, ma qualcuno ha saputo in qualche modo anticiparne gli effetti ricercando e ponendo in essere strategie alternative, su cui come già detto vorrei tornare nelle prossime settimane, altri invece si sono attardati sui successi del passato. Questi, che immagino abbiano infoltito le fila del corteo, hanno la possibilità di imparare dai primi seguendoli nell’atteggiamento e nelle idee. Voce per manifestare il disagio, ma anche occhi e orecchie per imparare da chi è più avanti.

La terza riflessione riguarda le associazioni imprenditoriali, segnatamente la più grande e potente, e la loro capacità di rappresentanza che da iniziative di questo genere esce poco o tanto ridimensionata. Certo che fino a quando alla guida delle territoriali vengono chiamati manager di grandi imprese pubbliche sarà certo più difficile, indipendentemente dalla capacità e dalla buona volontà dei singoli, fare gli interessi di imprenditori di piccole imprese private. Se non altro perché la visione che il grande ha del piccolo è quella del terzista e così si torna al punto di partenza. Anche qui sembrerebbe necessario un cambio di cultura e di governance.

Non facciamo mancare a queste persone e alle loro aziende la nostra vicinanza perché è meglio manifestare che chiudere e aiutiamoli con il sostegno e la testimonianza a tornare il più presto possibile al loro compito naturale.

Tratto da : http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=29644

ATTENZIONE - CAMBIO DATA MANIFESTAZIONE DI ROMA

Causa motivi organizzativi la manifestazione a Roma prevista in data martedì 14 luglio é stata spostata a martedì 21 luglio con il seguente programma:

ROMA 21 LUGLIO H. 10.00

PIAZZA DELLA REPUBBLICA
da qui una delegazione raggiungerà il Ministero delle Finanze sito in Via XX SETTEMBRE.
Per quanto riguarda i pulmann, non dovrebbero esserci problemi a sistemarli nelle vicinanze della stazione Termini.

Sempre "meglio "

Dal Tg 3 Lombardia ho appreso che a Milano sono prossimi a chiudere altri 1000 negozi fra Luglio ed Agosto mi lascia sempre più perpleso il silenzio quasi omertoso di tutti non capisco questa mancata voglia di reagire o almeno far sentire la nostra voce dopo impresecheresistono Piemonte , Lombardia ora si è unita anche la Campania
sarebbe interessante si unisse anche la città di Milano ma sto per perdere la speranza la cosa è certa che se le chiusure cominciano a toccare anche la nostra città allora siamo veramente messi male !!!!!!

venerdì 3 luglio 2009

Banca Novela atto 3

Ebbene sì ora sto scrivendo a tutte le banche e non solo sto scrivendo a tutti i partiti politici ed anche a Giulio Tremonti tramite i siti web credo di essere ormai a quota 30 invii ma per ora tutto tace forse mi rimane una speranza con la mail inviata alla Banca Etica filiale di Milano!
Vediamo se visto il suo nome "etica " posso nutrire una reale speranza ? appuntamento al 4 atto
ciao

giovedì 2 luglio 2009

PICCOLE IMPRESE, DISAGI E RICHIESTE

PICCOLE IMPRESE, DISAGI E RICHIESTE
LA SOFFERENZA SILENZIOSA
di DARIO DI VICO
La protesta tramite corteo ha in Italia, più che altrove, una forte carica simbolica. Oltre a indicare il raggiungimento di un buon livello di capacità organizzativa, testimonia di un soggetto collettivo che sta dotandosi di identità e della capacità di comunicarla. Sta acquistando «la voce». È presto per dire se la manifestazione di Torino, il corteo dei Mille di «Imprese che resistono» avrà un seguito, se veramente le piccole e medie aziende di Cuneo, del Torinese e del Basso Varesotto riusciranno a «tenere» la piazza di Roma a metà mese, in ogni caso il corteo silenzioso di lunedì scorso non va snobbato. Con il senno di poi appare la naturale maturazione di quella che è stata chiamata la Primavera dei Piccoli, l’inedita capacità di artigiani, micro-imprenditori, partite Iva, commercianti, di candidarsi a discutere l’agenda politico-economica nazionale. Alle spalle abbiamo un deficit di rappresentazione delle ragioni dei piccoli e medi, le grandi narrazioni politico-culturali non li hanno compresi e anche il vento privatistico e liberalizzatore, che dagli anni 90 ha riformato le basi dell’economia italiana, non ha saputo includere i piccoli. Anzi, li ha considerati un’anomalia, un difetto della modernità. Persino le forze politiche che più si sono avvicinate al mondo degli artigiani, come la Lega Nord nella modalità di lobby del territorio, stanno dando la sensazione di aver preso di più di quanto in realtà poi siano state in grado di restituire. Nei giorni scorsi nel Trevigiano ha chiuso il lanificio Policarpo Cerruti, 117 dipendenti, una storica presenza a Vittorio Veneto. La direzione dell’azienda ha deciso di non procedere nemmeno alla creazione del campionario. Sarebbe stato inutile investire per affrontare la nuova stagione commerciale visto che il portafoglio ordini aveva subito un calo record del 75%. La notizia è rimasta confinata in ambito locale. Gli Invisibili cadono così. Del resto di casi Policarpo ne accadono tantissimi, le piccole e medie imprese chiudono in silenzio e le cerimonie sono ridotte al minimo. Ci si vergogna di tagliare il lavoro. Così in tanti chiuderanno de facto non riaprendo a settembre e le ferie lunghe saranno l’alibi delle loro dimissioni dalla libera impresa e dal mercato. La situazione si presenta così aperta che ad oggi nessuno sa cosa potrà accadere in autunno: quali distretti riusciranno a oltrepassare il guado della Grande Crisi e quali purtroppo no. In molti casi interrompendo a metà del tragitto esperienze che si stavano riorganizzando, avevano investito sull’innovazione di prodotto e scommesso su nuovi mercati. Davanti a queste incognite e adottando il punto di vista dei Piccoli la discussione in corso, con toni spesso vivaci, tra governo e banche appare distante. L’esperienza dei prefetti quantomeno non sembra finora aver prodotto risultati significativi in termini di crescita culturale della pubblica amministrazione. Senza voler resuscitare fantasmi del passato si sente forse, a questo punto, la necessità di individuare priorità e criteri della nostra presenza industriale. Per dirla con De Rita, «finora è stata una crisi nata dall’alto e fronteggiata dal basso». Non basta più. ddivico@rcs.it

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=PRIMA_PAGINA&doc=FONDO1