giovedì 2 luglio 2009

PICCOLE IMPRESE, DISAGI E RICHIESTE

PICCOLE IMPRESE, DISAGI E RICHIESTE
LA SOFFERENZA SILENZIOSA
di DARIO DI VICO
La protesta tramite corteo ha in Italia, più che altrove, una forte carica simbolica. Oltre a indicare il raggiungimento di un buon livello di capacità organizzativa, testimonia di un soggetto collettivo che sta dotandosi di identità e della capacità di comunicarla. Sta acquistando «la voce». È presto per dire se la manifestazione di Torino, il corteo dei Mille di «Imprese che resistono» avrà un seguito, se veramente le piccole e medie aziende di Cuneo, del Torinese e del Basso Varesotto riusciranno a «tenere» la piazza di Roma a metà mese, in ogni caso il corteo silenzioso di lunedì scorso non va snobbato. Con il senno di poi appare la naturale maturazione di quella che è stata chiamata la Primavera dei Piccoli, l’inedita capacità di artigiani, micro-imprenditori, partite Iva, commercianti, di candidarsi a discutere l’agenda politico-economica nazionale. Alle spalle abbiamo un deficit di rappresentazione delle ragioni dei piccoli e medi, le grandi narrazioni politico-culturali non li hanno compresi e anche il vento privatistico e liberalizzatore, che dagli anni 90 ha riformato le basi dell’economia italiana, non ha saputo includere i piccoli. Anzi, li ha considerati un’anomalia, un difetto della modernità. Persino le forze politiche che più si sono avvicinate al mondo degli artigiani, come la Lega Nord nella modalità di lobby del territorio, stanno dando la sensazione di aver preso di più di quanto in realtà poi siano state in grado di restituire. Nei giorni scorsi nel Trevigiano ha chiuso il lanificio Policarpo Cerruti, 117 dipendenti, una storica presenza a Vittorio Veneto. La direzione dell’azienda ha deciso di non procedere nemmeno alla creazione del campionario. Sarebbe stato inutile investire per affrontare la nuova stagione commerciale visto che il portafoglio ordini aveva subito un calo record del 75%. La notizia è rimasta confinata in ambito locale. Gli Invisibili cadono così. Del resto di casi Policarpo ne accadono tantissimi, le piccole e medie imprese chiudono in silenzio e le cerimonie sono ridotte al minimo. Ci si vergogna di tagliare il lavoro. Così in tanti chiuderanno de facto non riaprendo a settembre e le ferie lunghe saranno l’alibi delle loro dimissioni dalla libera impresa e dal mercato. La situazione si presenta così aperta che ad oggi nessuno sa cosa potrà accadere in autunno: quali distretti riusciranno a oltrepassare il guado della Grande Crisi e quali purtroppo no. In molti casi interrompendo a metà del tragitto esperienze che si stavano riorganizzando, avevano investito sull’innovazione di prodotto e scommesso su nuovi mercati. Davanti a queste incognite e adottando il punto di vista dei Piccoli la discussione in corso, con toni spesso vivaci, tra governo e banche appare distante. L’esperienza dei prefetti quantomeno non sembra finora aver prodotto risultati significativi in termini di crescita culturale della pubblica amministrazione. Senza voler resuscitare fantasmi del passato si sente forse, a questo punto, la necessità di individuare priorità e criteri della nostra presenza industriale. Per dirla con De Rita, «finora è stata una crisi nata dall’alto e fronteggiata dal basso». Non basta più. ddivico@rcs.it

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=PRIMA_PAGINA&doc=FONDO1

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